Che ne sarà di me: sopravvivere a un cammino

Posted by on 23 ottobre 2011

Ed ora? Ora che accade? Ora si torna a casa. So che non vuoi. Sei arrivato a Finisterre, perché Santiago non ti bastava più. Sei arrivato al faro, hai sceso la scogliera, hai tentato di camminare sull’acqua ma non ce l’hai fatta. Lo so, le tue gambe volevano camminare ancora. Anche la tua testa, anche le tue pupille volevano. Però ora si torna a casa. Stai già pensando al prossimo cammino. Farò la Via de la Plata, o il Camino del Norte, o resterò in Italia, farò la Francigena, o andrò a Gerusalemme, non mi ferma più nessuno. E poi? Farai trekking in Anatolia, in Patagonia, in Australia? No, lo so che non lo farai, perché a te il trekking non interessa. Farai il Cammino di Sant’Agostino, l’iter aquileiense? No, non lo farai, perché non è la fede che ti fa macinare km, e le vie brevi non ti interessano. E allora che farai, rifarai ogni anno gli stessi cammini? Lo farai per qualche anno, poi ti annoierai. Ascoltami: torna a casa. Lascia passare qualche mese. Scrivi un diario, prima che i volti e i nomi delle persone scappino via. Non pubblicarlo, nemmeno in internet. Tienilo là, nel cassetto, come promemoria. Rimetti i piedi nel pantano. Quando i crampi allo stomaco verranno a farti visita torna qui, ti aspetta un esercizio.

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